Se oggi essere intellettuali significa riempirsi la bocca con frasi fatte e soprattutto non riuscire a pensare con la propria testa, allora grazie ma preferisco essere un banale prodotto commerciale.
Se per essere intellettuali bisogna leggere solo alcuni libri e guardare certi film e fare finta che tutti gli altri non esistano, allora mi chiedo quale differenza ci sia tra il 2010 e il 1310.
Secoli di evoluzione del pensiero e di storia della critica buttati nel water!
Decine di menti geniali e rivoluzionarie hanno sacrificato la loro vita per insegnare ai posteri che solo la conoscenza rendera’ l’uomo libero e i moderni intellettuali o presunti tali si permettono di giudicare senza conoscere.
Questi signori si aggirano per mostre, rassegne, universita’, giornali e televisioni condannando persone di cui non sanno nulla e bruciando sul rogo libri che non hanno mai nemmeno sfiorato.
Per questi snob pronunciare anche solo la parola denaro o l’aggettivo commerciale e’ peggio di una bestemmia.
Perche’, secondo loro, non ci puo’ essere nemmeno un brandello di positivita’ in un film creato solo per incassare al botteghino o in un libro scritto solo per scopi di lucro.
Ovviamente ignorano, o fanno finta di ignorare, le dinamiche commerciali per le quali magari una casa editrice per pagare la pubblicazione di 10 titoli di qualita’, che leggeranno solo alcuni, ha bisogno dei proventi degli altri 2 titoli che leggono tutti gli altri.
Ogni volta che parlo con questi snob intellettuali mi fanno sentire in colpa per aver letto o visto qualcosa che non avrei dovuto, qualcosa di tremendamente commerciale. Mea culpa!
Ma mentre prima restavo in silenzio a meditare sui miei peccati culturali, ora, invece, dopo anni di studio, una laurea in Filosofia, dopo migliaia di kilometri percorsi intorno al globo, dopo decine di lavori, dopo innumerevoli libri letti in diverse lingue e film sottotitolati, dopo il mio primo libro pubblicato, mi sento abbastanza forte per affermare che il vero intellettuale e’ colui che usa la sua mente, che ha sete di conoscere tutto e, soprattutto, il coraggio di mettere in discussione tutte le proprie idee.
Ora non mi vergogno piu’ di ammettere la mia ignoranza, ogni tanto, perche’ tanto ci sara’ sempre qualcosa che non conosco, per fortuna! e di sicuro non saro’ meno intellettuale solo perche’ ancora non ho letto un libro o visto un film.
Ora non mi sento in colpa di vedere dei film commerciali, di tanto in tanto, perche’ la cultura ha affinato il mio spirito critico e non paralizzato il mio giudizio.
Ho capito che essere intellettuale non e’ il premio che vince chi legge piu’ libri e vede piu’ film di tutti.
Oltretutto, da inguaribile ottimista quale sono, penso che, per eterogenesi dei fini, anche la conoscenza dei volgari prodotti commerciali mi possa risultare utile in qualche modo, se non altro per soddisfare la mia curiosita’.
D’altra parte anche Platone, per spiegare le sue complicatissime teorie filosofiche ai comuni mortali, utilizzava dei miti di facile e veloce comprensione.
Cosi’ anche io, nel mio piccolo, quando ho deciso di ascoltare le mie voci, mi sono trovata faccia a faccia con il dubbio amletico: scrivere un’opera intellettuale o un prodotto commerciale?
Avrei potuto scrivere un trattato filosofico che capivo solo io e altre 3 persone, invece, ho cercato di emulare Platone cercando di spiegare la mia visione dell’amore attraverso una favola con una protagonista molto particolare, cioe’ una vagina che parla in prima persona.
Alla fine e’ uscito fuori, non so nemmeno io da dove e come, “Figabook”, parodia di un libro erotico, un prodotto commerciale dall’anima intellettuale, creato esattamente a mia immagine e somiglianza.
Dissacrante, divertente, ironico, sferzante, irriverente, arguto ma allo stesso tempo ingenuo, come solo una vergine puo’ ancora esserlo.
Gli snob intellettuali che lo hanno letto di nascosto, per timore di venire beccati con il naso in quello che, apparentemente, e’ il classico libro che si serve del facile appiglio del sesso per vendere, sono rimasti folgorati per un secondo.
Solo per un attimo si sono chiesti se il mio libro voglia comunicare un messaggio piu’ profondo tra le righe. Ma poi hanno scrollato la testa rispondendosi che sarebbe impossibile, sarebbe assurdo, sarebbe come ammettere di essersi sbagliati.
Sarebbe come affermare che ci possa essere un compromesso tra l’intellettuale ed il commerciale.
Sarebbe come mettere in discussione tutti i lori criteri e le loro regole.
Sarebbe inconcepibile.
Per fortuna, invece, tanti intellettuali si sono lasciati sorprendere dalla mia favoletta e hanno sorriso capendo cio’ che ho cercato di fare, quasi del tutto inconsapevolmente.
Non so perche’ oggi mi sono lasciata andare a questa invettiva, della quale di sicuro gia’ tra qualche minuto mi pentiro’.
Sono troppo impulsiva e dannatamente spontanea, lo ammetto!
E’ solo che l’occlusione mentale mi fa rabbrividire per quanto mi indigna.
Soprattutto perche’ nel nostro pianeta, a poche migliaia di kilometri dalle case di chi fa le liste di proscrizione, vivono persone come noi che ancora non godono della liberta’ di espressione.
Loro sono giustificati perche’ non possono.
Ma chi si chiude e non vuole conoscere prima di giudicare o, peggio ancora, chi non riesce a liberarsi dei propri pregiudizi, non e’ degno di nessuna stima intellettuale, almeno da parte mia.
Valeria Luzi
[...] Approfondimento fonte: VALERIA LUZI » SNOB INTELLETTUALI O SOLO OCCLUSI MENTALI? [...]
quello che stavo cercando, grazie