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di Valeria Luzi
Cinquantanni di lavoro e neanche li dimostra. Una vita tra stelle e stelline dalla pellicola al digitale. Nell’anno delle nozze d’oro, Enrico Lucherini, il press agent dei press agent, sceglie Affaritaliani per un bilancio della sua vita. E parlando di festival si scopre che il deus ex machina della promozione cinematografica snobba Venezia e preferisce Roma.
Se ancora brillano gli occhi dopo 50 anni e oltre mille eventi organizzati tra cinema, teatro e fiction vuol dire che il fuoco della passione per la settima arte ancora brucia dentro Lucherini, che parla sempre di cinema con lo stesso trasporto con cui, poco più che ventenne nei primi anni 60, scriveva sulla sua agenda di ex studente di medicina, che ancora conserva, le sue prime idee per lanciare i film. Un talento naturale, quindi, svezzato da un mito come Sophia Loren che, mentre cucinava le fettuccine al ragù, spiegava al giovane Enrico cosa era l’ufficio stampa per il cinema e come funzionava ad Hollywood, incitandolo a fare la stessa cosa in Italia. Burattinaio di lusso, organizzatore della confusione, come lui stesso si definisce, Lucherini insieme al suo amico e socio Gianluca Pignatelli è dietro la promozione di tutti i film più importanti da mezzo secolo a questa parte.
Ma quale è il segreto per una carriera duratura e di successo come la sua?“Ancora mi diverto a fare il mio lavoro dopo 50 anni”.
Quale è la parte più divertente del suo lavoro?Di sicuro inventarmi delle idee per spingere alcuni film o fiction, non tutti però. Ho iniziato sin dal mio primo film “Notte brava” di Mauro Bolognini nel 1959 a Venezia buttai tutte le attrici più famose dell’epoca, come Elsa Martinelli, Rosanna Schiaffino, Anna Maria Ferrero e Antonella Lualdi, completamente vestite in acqua. Uscirono tutte bagnate, erano bombe sexy, fu un grande scoop e le foto fecero il giro del mondo. Queste idee mi vengono a seconda della sceneggiatura o magari degli incidenti che capitano durante la lavorazione del film. Di solito sfrutto molto l’acqua o il fuoco, come le foto drammatiche di Sandra Milo, a cui feci bruciare la parrucca sul set di “Vanina Vanini” (1961) oppure in “Rebecca, la prima moglie” le tragiche foto di Mariangela Melato nel castello che brucia. Ai vecchi tempi il 40 per cento dei giornali popolari era fatto con roba mia. I direttori dei giornali sono furbi, loro quando vedono le foto di incidenti, incendi, soffocamenti, amoreggiamenti, tradimenti, ricoveri in ospedale, sanno che è una mia idea. Ma le foto sono drammatiche, belle, e fanno vendere i giornali”.
La genialità per il lancio dei film è stata ribatezzata “Lucherinate”. Le ultime che le vengono in mente?“Mah, al festival di Roma del 2006, per la presentazione di “N (Io e Napoleone)” di Paolo Virzì, ho fatto indossare uno stupendo vestito rosso di Dior a Monica Bellucci, sul red carpet, scortata da due guardie con il cappello napoleonico. Oppure per la prima del film “Oggi sposi” (2009) di Luca Lucini ho fatto vestire tutto il cast di bianco con abiti da nozze, hanno contato fino a tre e hanno gettato il bouquet tutti insieme. Per presentare “La terza madre” di Dario Argento al Festival di Roma nel 2007 il classico tappeto rosso è stato cambiato in nero. Altro esempio? A Marzo 2011 uscirà anche “L’ultima sfilata”, con Vanessa Hessler, seguito ideale di “Sotto il vestito niente” di Carlo Vanzina del 1985. Il film è ambientato tra Milano, la Svizzera e Stoccolma. Anche in occasione della presentazione del film “Sotto il vestito niente” nel 1985, dato che il film, tratto dall’omonimo romanzo di Marco Parma, denunciava per la prima volta la brutta reputazione del mondo della moda, ebbi l’idea geniale di far fotografare le poltrone vuote in prima fila con i nomi dei più grandi stilisti Valentino, Versace, Ferré, facendo immaginare ai giornalisti e quindi al pubblico che questi grandi nomi non si fossero presentati indignati dal contenuto del film, invece, non erano mai stati nemmeno invitati”.
Il suo rapporto con la città di Roma è viscerale. Cosa direbbe l’amico Federico Fellini se potesse vedere la Capitale ora?“Federico viveva molto la città di Roma, sembrava trarre energia dalle strade stesse di una città che è set naturale e che lui, infatti, ha sfruttato in molti suoi celebri film, primo fra tutti il mio terzo film “La dolce vita” che ha posto la città di Roma di nuovo al centro del mondo. Invece, dopo il suo ultimo film, che purtroppo fu un fallimento “La voce della luna” nel 1990, era un po’ depresso. Il nostro appuntamento fisso era il mercoledì al bar Canova in Piazza del Popolo dove io gli raccontavo degli ultimi fatti successi sul set insieme a Gassman, Flaiano, Patroni Griffi e lui si divertiva molto ad ascoltarmi”.
Un’idea, una ricetta per accendere la macchina del tempo e far tornare la città come era negli Anni ’60?“Di sicuro manifestazioni come il Festival del Cinema di Roma sono utili ma bisognerebbe che le autorità incentivassero anche le produzioni a girare nella nostra stupenda città. Oltre alle difficoltà logistiche, la capitale del cinema italiano costa troppo per girare. Invece, le Film Commission funzionano molto bene a Torino, Lecce e Trieste. A Roma è complicato, soprattutto in centro storico. Per esempio nella fontana di Trevi dopo la famosissima scena ne “La dolce vita” non è stato girato più nessun film”.
Restiamo a Roma, al prossimo Festival del Cinema. Attese?“Sono ansioso per la premiere de “La Dolce Vita” in versione restaurata da Martin Scorsese, come “’L'ultimo gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardo” di Giuseppe Tornatore presentato all’ultimo Festival di Venezia”.
Roma contro Venezia?“Di sicuro il Festival di Roma è più ristretto alla città. C’è più mercato cioè si vendono più film. È più riparato, Roma vive, non si accorge nemmeno che c’è il festival. Mi piace più Venezia dove vivo in hotel e vedo tutto ciò che succede mentre a Roma sto a casa mia, continuo con il mio lavoro e non riesco a concentrarmi solo sull’andamento del Festival”.
Che ne pensa di Sergio Castellitto presidente di giuria?“Ottima scelta. Il suo primo film da regista “La bellezza del somaro”, atteso per fine anno secondo me sarà la sorpresa cinematografica del 2011. E’ un film da ridere, una commedia simile a “Signore e signori” di Pietro Germi, parodia del tipico riccone romano”.
E Venezia? Le è piaciuto l’ultimo Festival?“Mi è piaciuto il documentario di Tornatore “L’ultimo Gattopardo – Ritratto di Goffredo Lombardo’ e mi sono commosso durante il bellissimo documentario “1960” di Gabriele Salvatores su tutto l’anno 1960, che io ho vissuto molto intensamente in prima persona. Sono rimasto colpito anche da “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo. Un film rigoroso, commovente , girato da un autore molto interessante. Il film che ha vinto, invece, “Somewhere” di Sofia Coppola, lo trovo velleitario. Carino da vedere ma un po’ troppo complicato. Quando vado al cinema non voglio fare il cruciverba, voglio capire tutto. Credo che i premi siano stati scandalosi. Non mi è piaciuto il fatto che Quentin Tarantino, con il suo enorme fascino si sia conquistato tutta la giuria ed abbia premiato tutti i suoi amici, come Monte Hellman, produttore del suo primo film “Le iene” e anche Sofia Coppola, sua ex fidanzata, lasciata da lui e poi premiata a mo’ di contentino. In generale, sono rimasto irritato dalla città di Venezia. Il Lido fa schifo, alle 10,30 di sera chiude tutto. I prezzi sono pazzeschi, infatti, molta gente ormai non ci va più e le persone rimaste sembrano i detenuti di Regina Coeli nell’ora d’aria”.
Che ne pensi del cinema italiano attuale?“Avendo vissuto il grandioso cinema italiano del passato con tutti i più grandi, ora invece, vedo al massimo tre o quattro film belli all’anno. Anche per gli stranieri la reputazione del cinema italiano attuale è pari a zero apparte “Il divo” di Paolo Sorrentino, “Gomorra”di Matteo Garrone e “La nostra vita” di Daniele Lucchetti . Mentre il cinema italiano del passato rimane sempre un mito anche all’estero . Il cinema americano non è di meglio. Vedo solo 4 film belli all’anno, anche perché detesto gli occhialini 3D e gli effetti speciali quindi, tolti quelli, già ne rimangono davvero pochi”.
Parliamo di Oscar. Ci sarà un italiano?“Molto probabilmente sarà presentato “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti”.

Intervista di Valeria Luzi