Bobo Vieri re della Roma bynight e Inzaghi…

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La discoteca più famosa di Italia, il Pineta di Milano Marittina, sbarca nella capitale attirando i vip romani, ma anche non, come  Bobo Vieri, per il quale Roma è ormai una seconda casa.  Di nuovo single, dopo la rottura con Melissa Satta, il calciatore ha brindato ieri sera con i suoi colleghi della Lazio al White di Piazza Barberini, al possibile matrimonio di Simone Inzagni con Gaia Lucariello, che però non si sbilancia affermando che loro stanno benissimo anche così. Vedremo. Alla cena spettacolo si mangia poco ma si canta tanto con il vocalist Federico Pigna che è riuscito a far girare in aria sulle note di “O surdato Nnammurato” anche il tovagliolo di Cecilia Capriotti e del suo fidanzato Andrea Perone, ex di Sabrina Ferilli e Sara Varone. Alla fine è bagarre totale anche per la hostess del Grande Fratello Daniela Martani, che però cena in tavoli separati dal suo fidanzato vero o presunto Cristiano Ricciardi, dentista dei vip che a mezzanotte ha festeggiato il suo compleanno con l’amico Federico Angelucci. Balla scatenata anche la botolina Micol Azzurro, Debora Salvalaggio e Matteo Guerra, sempre accompagnato da mammà. L’appuntamento del Pineta a Roma si ripeterà 2 giovedì al mese sempre con ospiti vip e super, mentre sabato prossimo Raoul Bova presenterà la sua Onlus Fondazione “Coloriamo i sogni” alla discoteca Perfidia di Viterbo.

articolo di Valeria Luzi

articolo di Valeria Luzi

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Aspettando il Festival del Cinema di Roma 2010…

Di Valeria Luzi

Gli eventi più importanti del Festival del Cinema di Roma 2010, oltre alla serata finale del 5 novembre con la consegna dell’Acting Award a Julianne Moore, sono di sicuro l’omaggio al grande Ugo Tognazzi, il 27 ottobre  con la proiezione del film documentario di sua figlia Maria Sole dal titolo Ritratto di mio padre”, la proiezione il giorno dopo del film “Last Night” con Keira Knightley ed Eva Mendes sul red carpet e, dulcis in fundo, la serata del 30 ottobre in cui si celebra il cinquantesimo anniversario de “La dolce vita”, alla quale, seconda quanto risulta ad Affari,  parteciperà anche Meryl Streep. Ma il 30 ottobre presso l’Aditorium Parco della Musica nella Sala Petrassi alle 18, la “prima” del capolavoro di Fellini restaurato dalla Cineteca di Bologna con l’aiuto del regista Martin Scorsese, in collegamento dal set della sua prossima opera, sarà proiettato il film documentario “Dolce vita Mambo” di Antonello Sarno, cronista cinematografico e di costume, scrittore e regista.

Come le è venuta l’idea di questo docu-film-omaggio su “La dolce vita”?

“La dolce vita” è certamente uno dei film più famosi al mondo, è come la pizza, è un marchio del made in Italy, eppure proprio nel suo anniversario, con gli amici di Medusa ci siamo accorti che c’era ancora un vuoto da colmare. Si, perché se il film lo hanno visto tutti, della sua storia, della sua genesi, del set… si, insomma di quello che oggi si chiama “backstage” si sapeva poco e si era visto ancor meno.

E’ stato molto difficile ricercare e mettere insieme tutto il materiale?

In effetti, nel 1958-59, gli anni in cui “La dolce vita” fu progettato e girato, le produzioni non usavano girare il “dietro le quinte” e così ho accettato la sfida ambiziosissima di ricercare, trovare e ricomporre tutti i materiali inediti a vario titolo girati sul set del film, alle sue anteprime di Roma e Milano, attraverso Venezia, Cannes e Berlino. Di sicuro una delle parti più emozionanti dell’opera è una lunga intervista a Fellini fatta su un tavolino del Cafè de Paris di Via Veneto, ricostruita negli studi di Cinecittà. La parte più divertente, invece, sono le prove delle luci nella scena della fontana di Trevi con un tecnico in stivali da pesca al posto di Anita Ekberg che moriva di freddo.

Secondo lei, c’è vita nel cinema italiano oltre “La dolce vita”?

Sicuramente c’è vita, talento ed idee, l’unica cosa che manca sono i soldi”.

La crisi, però,non abita all’Auditorium, almeno a vedere i biglietti staccati per le “prime dela Festa del Cinema. Gian Luigi Rondi, Piera Detassis, Francesca Via e Roberto Cicutto festeggiano lo straordinario risultato al botteghino dopo un solo giorno di prevendita: circa ottomila i biglietti venduti. Gli appassionati di cinema, in fila davanti ai cancelli del Parco della Musica, fin dalle 3 del mattino, hanno esaurito in poche ore i cinquecento tagliandi elimina code, mentre i più furbi hanno acquistato oltre la metà dei biglietti comodamente da casa attraverso il web, sui siti www.romacinemafest.org ewww.listicket.it.

Ecco la classifica guidata dei più venduti redatta da Affaritaliani. In testa le due pellicole più attese, cioè la cooproduzione americana francese Last Night (2008) di Massy Tadjedin, in programma durante la sera inaugurale del 28 ottobre con le attrici protagoniste Keira Knightley ed Eva Mendes molto attese sul red carpet. Nel film, ambientato a New York, una coppia bella, innamorata e benestante viene messa alla prova, nella stessa notte da ogni forma di seduzione e tentazione. Nell’arco di sole trentasei ore, i due innamorati saranno costretti a confrontarsi con scelte che non avrebbero ai pensato di dover fare. Una storia d’amore ed erotismo tutta in una notte.

Il secondo classificato al box office del Festival di Roma è Rabbit Hole di John Cameron Mitchell, primo film prodotto da Nicole Kidman che purtroppo non si presenterà lunedì 1 novembre. Al suo posto delizierà gli occhi delle italiane il bel protagonista Aaron Eckhart, nel film, marito della Kidman. Anche loro sono una coppia felicemente sposata il cui mondo perfetto cambia per empre quando il figlio Danny rimane vittima di un incidente. I due cercano di sfuggire al dolore scegliendo altre relazioni e cercando rifugio negli estranei, finiranno alla deriva e prenderanno sorprendenti e pericolose decisioni nel cammino che determinerà il loro destino.
Al terzo posto una cooproduzione Italia, Germania, Francia, Una vita tranquilla di Claudio Cupellini (in concorso nella Selezione Ufficiale). Toni Servillo, il protagonista. interpreta un ristoratore originario del Sud Italia perfettamente integrato in Germania, dove con la giovane famiglia dirige un prosperoso ristorante-albergo vicino Francoforte.  Di seguito The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko (Fuori Concorso) con Julianne Moore e Annette Bening coppia omosessuale di fatto con due figli nati in provetta alla ricerca del loro padre biologico.
Piace anche The Social Network di David Fincher, pluripremiato regista di film cult come “Seven” e “Fight club”.  Il film è incentrato sulla storia dei creatori di Facebook e  ripercorre l’intera storia del social network più popolare del mondo dalla sua creazione, da parte degli studenti di college Mark Zuckerberg (creatore ufficiale di Fb) ed Eduardo Saverin (per acquisire fama e popolarità all’interno del college stesso), fino alla causa di 600 milioni di dollari intentata da Severin nei confronti dello stesso Zuckerberg, colpevole di non aver riconosciuto i diritti di copyright al suo ormai ex amico. La parte del protagonista (Zuckerberg) sarà affidata a Jesse Eisenberg ed il cast vedrà tra le sue fila anche la star del pop Justin Timberlake (autore di un ottima prova in Alpha Dog).
Seguono nella classica del botteghino le “Lezioni di cinema” con Alexandre Rockwell e John Landis, i Duetti di Margherita Buy e Silvio Orlando, la retrospettiva Studio Ghibli (Occhio sul Mondo | Focus) ed il film per ragazzi  Winx Club 3D – Magica Avventura di Iginio Straffi.

E mentre continua  la prevendita dei biglietti per il Festival del Cinema di Roma, l’Associazione 100 Autori, che rappresenta autori di cinema e TV, chiede le dimissioni del Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi. Infatti, Nelle ore in cui il consiglio dei ministri decide le sorti del tax credit e tax shelter, l’Associazione rileva ancora una volta l’inadeguatezza e la contraddittorietà del comportamento del ministro nel tutelare le prerogative di un settore strategico come il cinema. Bondi viene accusato di aver aggredito per mesi il cinema italiano e di aver, nonostante questo, garantito il rinnovo del finanziamento del tax credit e del tax shelter. Ma, sempre secondo l’Associazione 100 Autori, essendo stato clamorosamente smentito dal suo governo, il ministro si è visto costretto a supplicare l’appoggio di quelle categorie con le quali aveva sempre rifiutato di confrontarsi.
Gli autori dichiarano di essere sempre stati presenti, in prima linea con i sindacati e le associazioni di categoria, in difesa dei lavoratori dell’industria cinematografica e del settore culturale nel suo complesso, denunciando i continui attacchi alla cultura e al settore cinema in particolare che si sono susseguiti senza sosta da parte del governo: dal decreto Romani al decreto Bondi, dal blocco delle commissioni fino al mancato rinnovo del tax credit.

articolo di Valeria Luzi

articolo di Valeria Luzi

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INTERVISTA ALLO CHEF ALESSANDRO BORGHESE

http://www.affaritaliani.it/roma/lo_chef_tv_si_confessa_061010.html

Intervista di Valeria Luzi

di Valeria Luzi

Capita anche questo dall’hair stylist Gerardo Milito. Incontrare Alessandro Borghese, lo chef mediatico più famoso di Italia, con il caviale in testa, invece che sulla tartina. Ovviamente è solo una maschera rigenerativa del capello, anche se lui a 34 anni ancora non ha bisogno, ma quando si è un volto noto della TV bisogna curare l’aspetto nei minimi dettagli.

Figlio dell’attrice Barbara Bouchet, dopo il diploma all’International School di Roma inizia la sua carriera da chef, prima sulle navi da crociera, poi come sous-chef in diverse città come Londra, San Francisco e Parigi e New York, dove lavorerà sia come chef sia come sommelier in due importanti ristoranti di Manhattan. La sua carriera televisiva inizia nel 2004 con il programma Sky Cortesie per gli ospiti. Successivamente conduce anche L’Ost, Chef a Domicilio e Cuoco Gentiluomo, Fuori menù, Chef per un giorno, in onda su su Discovery Real Time e su LA7, dove assieme a Fiammetta Fadda e Leonardo Romanelli svolge il compito di critico gastronomico. Tra poco ripartirà con la seconda serie di “Fuori menù” su Real Time  ed è in onda tutte le sere su La7 con “Cuochi e fiamme”.

Nonostante lei sia nato a San Francisco si sente più americano o italiano?
Non solo mi sento italiano ma soprattutto molto romano dato che sono cresciuto nella capitale. Adoro l’America e ci vado sempre a vedere le tendenze nuove e a trovare la mia famiglia là. Comunque mi considero cittadino del mondo.

Si può parlare di cucina americana? Cosa pensano i suoi amici stranieri della cucina italiana?
Sono tutti follemente innamorati della cucina italiana. La cucina americana invece ha fatto molti progressi, non è più solo cibo spazzatura. Infatti, si stanno specializzando molto in tutto ciò che è “organic”, vale a dire ciò che noi abbiamo nei mercati italiani tutti i giorni.

Come considera il panorama gastronomico romano?
Credo che ci siano tanti giovani come me che sperimentano un ottima cucina a Roma.  Non vedo più, come nel passato, solo osterie con le tovaglie a quadretti. Ho notato, invece, che ci sono tanti ottimi ristoranti che rielaborano la tradizione in chiave moderna con più sensibilità anche per l’ avventore. Vedo nascere ristoranti dove si puo fare un’elevata esperienza gastronomica nonostante che la maggior parte dei cuochi sia magari extracomunitario. Di sicuro se stano là è perché sanno fare il loro lavoro.

Il piatto tipico romano che preferisce mangiare e quello che preferisce cucinare?
Sono amante di quasi tutti i classici piatti romani a partire dalla pasta alla gricia, carbonara,  cacio e pepe,  pollo con i peperoni, coda vaccinara alla trippa che  mi piace cercare di alleggerire ogni tanto perché la cucina romana è un po’ pesante.
Esperto nella cucina per i matrimoni, di solito cosa consiglia agli sposi per il grande giorno?
Consiglio sempre di cercare di personalizzare al massimo il menù, diciamo che io glielo cucio proprio su misura  anche perché mi piace molto conoscere le persone, sapere la loro storia e  quindi  devo conoscere bene gli sposi per cercare di realizzare un menù che li rispecchi il più possibile.
Tra i tanti programmi che ha condotto o a cui ha partecipato, in quale si è divertito di più?
Di sicuro, “L’Ostel” programma di Real Time, dove andavo in giro per l’Italia riscoprendo le tradizioni gastronomiche del nostro paese in chiave moderna.
Ha mai pensato di aprire il suo ristorante? E se si, in quale città?
Diciamo che ho tanti sogni nel cassetto di cui non posso parlare ora. Forse l’apertura di qualcosa che abbia anche a che vedere con la parte didattica ma i tempi devono essere maturi anche perché per me il ristorante  lo fa chi ci sta dentro e per aprire un locale devo esserci quindi sto lavorando per questo. Per quanto riguarda la location, Roma? Milano? Perché non tutte e due?

Per farsi un’idea migliore della sua personalità creativa per richiedere il suo intervento come personal chef per un matrimonio o un evento  basta visitare il suo sito www.alessandroborghese.it.Per cercare di riprodurre qualche sua ricetta ma non solo bisogna leggere il suo libro edito da Rizzoli, L’abito non fa il cuoco. La cucina italiana di uno chef gentiluomo.

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Salvatores guida il viaggio nella cultura

http://www.affaritaliani.it/roma/salvatores_guida_viaggio_nella_cultura290910.html

Mercoledí 29.09.2010 10:29
di Valeria Luzi

Il Direttore Claudio Bocci, giustamente soddisfatto per la crescita della sua creatura, il Festival della Letteratura di Viaggio (30 settembre – 3 ottobre) giunto quest’anno alla terza edizione e racconta ad Affari che l’idea di dar vita a questa manifestazione culturale nasce dalla lettura del libro “Dalla montagna sacra” di William Darlymple. Egli stesso ha seguito le tracce dei due padri della Chiesa protagonisti del romanzo che nel 587 attraversarono i domini bizantini dal monte Athos all’oasi Kharga (nell’alto Egitto).  Dopodiché con il fondamentale aiuto della Società Geografica Italiana, di Federculture, delle  istituzioni – Regione, Provincia , Comune, Ministero dei Beni Culturali, quello degli  Affari Esteri – della Camera di Commercio e del Palazzo delle Esposizioni si è potuto finalmente celebrare il viaggio non solo come turismo ma principalmente come arricchimento culturale ed esperienza che cambia l’esistenza, modificando la percezione di sé stessi e degli altri.

Infatti, Patrizia Prestipino Assessore alle Politiche del Turismo dello Sport e delle Politiche Giovanili della Provincia di Roma, afferma:” Il viaggio non solo allarga la mente ma gli dà forma cosa di cui i giovani hanno veramente bisogno ora più che mai”. Di sicuro, come dichiara Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione di Roma Capitale, la cultura e la conoscenza promossi dal Festival  devono servire a vivere meglio oggi, nonostante la penuria di fondi lamentata da tutti gli organizzatori.  Il tema “Verso Oriente, il Levante” è stato scelto proprio per tornare alle nostre origini in quanto centro del Mar Mediterraneo, in particolare la mostra iconografica dal titolo “Grande Venezia” pone a confronto carte geografiche antiche con moderne foto della città Serenissima e delle terre e genti, dal Mar Nero, alla Palestina e all’Egitto, su cui si estese l’ influenza veneziana. Per fortuna, però, si può viaggiare anche comodamente sdraiati sul divano di casa propria attraverso la lettura di libri e la visione di film. Per questo il Festival del Viaggio con oltre trenta eventi dislocati tra il Palazzo delle Esposizioni, Villa Celimontana, il Tempio di Adriano ed il circuito Biblioteche di Roma, spazierà dalla letteratura, la geografia, il cinema, la fotografia, il teatro, la musica, l’archeologia, la filosofia e la storia.

In particolare per il cinema, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, verrà premiato il regista Gabriele Salvatores per aver fatto viaggiare milioni di spettatori attraverso le sue opere, alcune delle quali come “Mediterraneo”, “Marrakech Express”, “Turnè” e “Puerto Escondito” verranno proiettate durante il Festival. Salvatores sarà anche protagonista di una delle 5 videointerviste esclusive a Claudio Magris, Amos Oz, Paolo Matthiae e Gianrico Carofiglio. In programma oltre venti incontri con più di cinquanta ospiti, viaggiatori e narratori a diverso titolo, da Pregrag Matvejevic a Umberto Galimberti, da Melania Mazzucco a Tony e Maureen Wheeler, inventori delle guide Lonely Planet, da Patrizio Roversi a Syusi Bladi a Bernardo Valli, da Piergiorgio Odifreddi al filosofo Gianni Vattimo, da Luzio Caracciolo ad Alessandro Barbero,  dallo scrittore Enrico Brizzi a Giuseppe Cederna.

intervista di Valeria Luzi

intervista di Valeria Luzi

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I bamboccioni e la tv italiana

http://www.affaritaliani.it/roma/i_bamboccioni_la_tv_italiana280910.html

Martedí 28.09.2010 10:52

di Valeria Luzi

Se gli italiani sono mammoni, gli americani, invece,  rimangono bamboccioni tutta la vita senza nemmeno l’ausilio di mammà. Infatti, crescere non significa necessariamente diventare adulti, come recita il sottotitolo dell’ultimo film scritto, prodotto e interpretato da Adam Sandler “Un week-end da bamboccioni” (regia di Dennis Dugan), commedia corale con 18 attori principali, in cui si racconta la storia di cinque amici, vecchi compagni di squadra, che si riuniscono dopo 30 anni, in occasione del funerale dell’allenatore di basket della loro infanzia. Con le mogli e i figli, i cinque “bamboccioni”,  trascorrono insieme il week end del 4 luglio nella casa sul lago dove anni prima avevano festeggiato la vittoria della squadra.  Ognuno di loro, ha fatto percorsi di vita differenti, ma il trascorrere degli anni oltre a non farli maturare, in alcuni casi, ha inasprito i loro difetti e di sicuro li ha fatti allontanare dalle loro radici e soprattutto dai valori familiari. Infatti, durante il film al quale Affaritaliani ha assistito in anteprima, tra battute e situazioni più o meno esilaranti, i protagonisti si rituffano nelle atmosfere del passato per cercare di recuperare il tempo perduto.

Durante tutti i 100 minuti, la lotta tra originalità e luoghi comuni è davvero ardua e alla fine il risultato è un pareggio in cui Sandler vince sempre e comunque per la sua spiccata sensibilità comica. Nulla è lasciato al caso. Né il fatto che i “bamboccioni” in questione siano di religione cattolica, né  il fatto di ambientare il film durante il week end del 4 luglio, festa dell’indipendenza statunitense. Infatti, nella cultura americana, se di cultura si può parlare, il valore della patria è strettamente connesso a quello della famiglia e delle tradizioni.  Quindi, mentre sventola la bandiera a stelle e strisce, tutto il film è pieno zeppo di battute che solo gli americani possono capire fino in fondo, lo sport all’origine di tutto è il basket, sport nazionale americano e Adam Sandler è un agente di Hollywood, prodotto tipico d’oltreoceano. L’Italia, invece, menzionata in un paio di battute, appare la patria solo dell’apparenza della moda e della tv spazzatura con le donne nude. Si nota la perfetta sintonia tra i cinque protagonisti “bamboccioni” Adam Sandler, Ken James, Chris Rock, David Spade e Rob Schneider, amici veri anche nella reatà si da quando, venti anni fa’, hanno iniziato a calcare il palco del “Saturday Night Live”. Addirittura l’instancabile Sandler, ha veramente organizzato, prima delle riprese del film, un week end sul lago con tutte le famiglie degli attori principali per creare l’atmosfera giusta.
Alla fine, la morale retorica del film è che non bisogna avere paura di crescere perché il meglio della vita viene andando avanti con gli anni. E Salma Hayek (moglie di Sandler nel film) ne è la dimostrazione, essendo addirittura più sexy di quando aveva vent’anni, ora che ne ha quarantaquattro.

recensione di Valeria Luzi

recensione di Valeria Luzi

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Lucherini ad Affaritaliani.it: “Il Lido fa schifo, preferisco Roma”

http://www.affaritaliani.it/roma/lucherini_ad_affaritaliani_it_lido_fa_schifo_230910.html

di Valeria Luzi

Cinquantanni di lavoro e neanche li dimostra. Una vita tra stelle e stelline dalla pellicola al digitale. Nell’anno delle nozze d’oro, Enrico Lucherini, il press agent dei press agent, sceglie Affaritaliani per un bilancio della sua vita. E parlando di festival si scopre che il deus ex machina della promozione cinematografica snobba Venezia e preferisce Roma.

Se ancora brillano gli occhi dopo 50 anni e oltre mille eventi organizzati tra cinema, teatro e fiction vuol dire che il fuoco della passione per la settima arte ancora brucia dentro Lucherini, che parla sempre di cinema con lo stesso trasporto con cui, poco più che ventenne nei primi anni 60, scriveva sulla sua agenda di ex studente di medicina, che ancora conserva, le sue prime idee per lanciare i film. Un talento naturale, quindi, svezzato da un mito come Sophia Loren che, mentre cucinava le fettuccine al ragù, spiegava al giovane Enrico cosa era l’ufficio stampa per il cinema e come funzionava ad Hollywood, incitandolo a fare la stessa cosa in Italia. Burattinaio di lusso, organizzatore della confusione, come lui stesso si definisce, Lucherini insieme al suo amico e socio Gianluca Pignatelli è dietro la promozione di tutti i film più importanti da mezzo secolo a questa parte.

Ma quale è il segreto per una carriera duratura e di successo come la sua?“Ancora mi diverto a fare il mio lavoro dopo 50 anni”.

Quale è la parte più divertente del suo lavoro?Di sicuro inventarmi delle idee per spingere alcuni film o fiction, non tutti però.  Ho iniziato sin dal mio primo film “Notte brava” di Mauro Bolognini nel 1959 a Venezia buttai tutte le attrici più famose dell’epoca, come Elsa Martinelli, Rosanna Schiaffino, Anna Maria Ferrero e Antonella Lualdi, completamente vestite in acqua. Uscirono tutte bagnate, erano bombe sexy, fu un grande scoop e le foto fecero il giro del mondo. Queste idee mi vengono a seconda della sceneggiatura o magari degli incidenti che capitano durante la lavorazione del film. Di solito sfrutto molto l’acqua  o il fuoco, come le foto drammatiche di Sandra Milo, a cui feci bruciare la parrucca sul set di “Vanina Vanini” (1961) oppure  in “Rebecca, la prima moglie” le tragiche foto di Mariangela Melato nel castello che brucia. Ai vecchi tempi il 40 per cento dei giornali popolari era fatto con roba mia. I direttori dei giornali sono furbi, loro quando vedono le foto di incidenti, incendi, soffocamenti, amoreggiamenti, tradimenti, ricoveri in ospedale, sanno che è una mia idea.  Ma le foto sono drammatiche, belle, e fanno vendere i giornali”.

La genialità per il lancio dei film è stata ribatezzata “Lucherinate”. Le ultime che le vengono in mente?“Mah, al festival di Roma  del 2006, per la presentazione di “N (Io e Napoleone)” di Paolo Virzì, ho fatto indossare uno stupendo vestito rosso di Dior a Monica Bellucci, sul red carpet, scortata da due guardie con il cappello napoleonico. Oppure per la prima del film “Oggi sposi” (2009) di Luca Lucini ho fatto vestire tutto il cast di bianco con abiti da nozze, hanno contato fino a tre e hanno gettato il bouquet tutti insieme. Per presentare “La terza madre” di Dario Argento al Festival di Roma nel 2007 il classico tappeto rosso è stato cambiato in nero. Altro esempio? A Marzo 2011 uscirà anche “L’ultima sfilata”, con Vanessa Hessler, seguito ideale di “Sotto il vestito niente” di Carlo Vanzina del 1985. Il film è ambientato tra Milano, la Svizzera e Stoccolma. Anche in occasione della presentazione del film “Sotto il vestito niente”  nel 1985, dato che il film, tratto dall’omonimo romanzo di Marco Parma, denunciava per la prima volta la brutta reputazione del mondo della moda, ebbi l’idea geniale di far fotografare le poltrone vuote in prima fila con i nomi dei più grandi stilisti Valentino, Versace, Ferré, facendo immaginare ai giornalisti e quindi al pubblico che questi grandi nomi non si fossero presentati indignati dal contenuto del film, invece, non erano mai stati nemmeno invitati”.

Il suo rapporto con la città di Roma è viscerale. Cosa direbbe l’amico Federico Fellini se potesse vedere la Capitale ora?“Federico viveva molto la città di Roma, sembrava trarre energia dalle strade stesse di una città che è set naturale e che lui, infatti, ha sfruttato in molti suoi celebri film, primo fra tutti il mio terzo film “La dolce vita” che ha posto la città di Roma di nuovo al centro del mondo. Invece, dopo il suo ultimo film, che purtroppo fu un fallimento “La voce della luna” nel 1990, era un po’ depresso. Il nostro appuntamento fisso era il mercoledì al bar Canova  in Piazza del Popolo dove io gli raccontavo degli ultimi fatti successi sul set insieme a Gassman, Flaiano, Patroni Griffi e lui si divertiva molto ad ascoltarmi”.

Un’idea, una ricetta per accendere la macchina del tempo e far tornare la città come era negli Anni ’60?“Di sicuro manifestazioni come il Festival del Cinema di Roma sono utili ma bisognerebbe che le autorità incentivassero anche le produzioni a girare nella nostra stupenda città. Oltre alle difficoltà logistiche, la capitale del cinema italiano costa troppo per girare. Invece, le Film Commission funzionano molto bene a Torino, Lecce e Trieste. A Roma è complicato, soprattutto in centro storico. Per esempio nella fontana di Trevi dopo la famosissima scena ne “La dolce vita” non è stato girato più nessun film”.

Restiamo a Roma, al prossimo Festival del Cinema. Attese?“Sono ansioso per la premiere de “La Dolce Vita” in versione restaurata da Martin Scorsese,  come  “’L'ultimo gattopardo: ritratto di Goffredo Lombardo” di Giuseppe Tornatore presentato all’ultimo Festival di Venezia”.

Roma contro Venezia?“Di sicuro il Festival di Roma è più ristretto alla città. C’è più mercato cioè si vendono più film. È più riparato, Roma vive, non si accorge nemmeno che c’è il festival. Mi piace più Venezia dove vivo in hotel e vedo tutto ciò che succede mentre a Roma sto a casa mia, continuo con il mio lavoro e non riesco a concentrarmi solo sull’andamento del Festival”.

Che ne pensa di Sergio Castellitto presidente di giuria?“Ottima scelta. Il suo primo film da regista “La bellezza del somaro”, atteso per fine anno secondo me sarà la sorpresa cinematografica del 2011. E’ un film da ridere, una commedia simile a “Signore e signori” di Pietro Germi, parodia del tipico riccone romano”.

E Venezia? Le è piaciuto l’ultimo Festival?“Mi è piaciuto il documentario di Tornatore “L’ultimo Gattopardo – Ritratto di Goffredo Lombardo’  e mi sono commosso durante  il bellissimo documentario “1960” di Gabriele Salvatores su tutto l’anno 1960, che io ho vissuto molto intensamente in prima persona. Sono rimasto colpito anche da “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo. Un film rigoroso, commovente , girato da un autore molto interessante. Il film che ha vinto, invece, “Somewhere” di Sofia Coppola, lo trovo velleitario. Carino da vedere ma un po’ troppo complicato. Quando vado al cinema non voglio fare il cruciverba, voglio capire tutto. Credo che i premi siano stati scandalosi. Non mi è piaciuto il fatto che Quentin Tarantino, con il suo enorme fascino si sia conquistato tutta la giuria ed abbia premiato tutti i suoi amici, come Monte Hellman, produttore del suo primo film “Le iene” e anche  Sofia Coppola, sua ex fidanzata, lasciata da lui e poi premiata a mo’ di contentino. In generale, sono rimasto irritato dalla città di Venezia. Il Lido fa schifo, alle 10,30 di sera chiude tutto. I prezzi sono pazzeschi, infatti, molta gente ormai non ci va più e le persone rimaste sembrano i detenuti di Regina Coeli nell’ora d’aria”.

Che ne pensi del cinema italiano attuale?“Avendo vissuto il grandioso cinema italiano del passato con tutti i più grandi, ora invece, vedo al massimo tre o quattro film belli all’anno. Anche per gli stranieri la reputazione del cinema italiano attuale è pari a zero apparte “Il divo” di Paolo Sorrentino, “Gomorra”di Matteo Garrone e “La nostra vita” di Daniele Lucchetti . Mentre il cinema italiano del passato rimane sempre un mito anche all’estero . Il cinema americano non è di meglio. Vedo solo 4 film belli all’anno, anche perché detesto gli occhialini 3D e gli effetti speciali quindi, tolti quelli, già ne rimangono davvero pochi”.

Parliamo di Oscar. Ci sarà un italiano?“Molto probabilmente sarà presentato “L’uomo che verrà” di  Giorgio Diritti”.

Intervista di Valeria Luzi

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GARBATELLA COMBAT ZONE

GARBATELLA COMBAT ZONE
http://www.garbatellacombatzone.it/

Il crimine non paga mai, o meglio paga sempre con la stessa moneta

E’ una Roma sottoproletaria dal colore grigio degli anni settanta, quella dipinta da Massimiliano Smeriglio nel suo primo romanzo GARBATELLA COMBAT ZONE. Valerio (come ognuno di noi?) ha una vocazione nella vita: rapinare banche, in questo modo “aveva risolto il dilemma di una generazione piegata a elemosinare impieghi precari, al nero, intermittenti, stagionali”. E quindi sceglie un contratto a progetto: master in istituti di credito e similari”. Rapine come interventi chirurgici, pianificate e studiate fino al dettaglio piu’ insignificante. Niente tossici, papponi e coca nella sua “batteria” (squadra), ma una donna da lui (br)amata, Maria detta Cuscinotta per via delle frome morbide e abbondanti, e il Gatto vero prototipo di coatto romano, rozzo e violento, razzista nell’animo, ma leale e affidabile. Sono i protagonisti di un romanzo criminale ambientato nella Mompracem della Garbatella, che inizia con un vecchio partigiano morente fino ad accompagnare il protagonista nei meandri di un altro territorio di “resistenza”, quello dell’Idroscalo di Ostia ultimo rifugio degli spiriti liberi dove Valerio va a sbollire la concitazione delle rapine: “Ferro in mano, il calore del respiro trattenuto dal mephisto, in piedi nell’atrio di una banca. Potere potenza, terrore adrenalina”. E’ una scelta felice quella dell’editore Voland che concentra la sua scelta editoriale sopratutto su autori stranieri l’aver inserito questo volume in catalogo, possiamo definirlo il primo “anti-romanzo” criminale, dove i personaggi sono messi a fuoco con tutte le loro miserie e l’impossibilita’ di compiere un salto decisivo nella scala sociale “il fruttarolo con la laurea…”, senza creare miti televisivi o personaggi mai esistiti se non nell’immaginario televisivo. L’autore centra l’obiettivo di far parlare i luoghi come fossero persone. La memoria storica e’ salva.
Per il lettore che volesse avventurarsi in una interpretazione “alla lettera”, sveliamo solamente che  il sogno di una terra di salvezza, dove ricominciare una vita post-criminale dopo una fuga rocambolesca, e’ schiantato da una lama d’acciaio che entra nella narrazione a rammentare che il passato non si puo’ cancellare tanto facilmente, e sopratutto, che il crimine non paga mai.

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Ken Loach: “Amo Roma, ma non farò mai un film”

http://www.affaritaliani.it/roma/ken_loach_amo_roma_220910.html


Mercoledí 22.09.2010 15:03

di Valeria Luzi

Al suo arrivo, infatti, l’ormai settantaquattrenne regista inglese non ha trovato una ribalta internazionale come quella del Festival di Venezia o di Cannes ma la voglia di cultura, consapevolezza e riscatto che anima la periferia romane.Nel posto che non t’aspetti, il Centro di Cultura Ecologica a Casal de’ Pazzi, arriva Ken Loach, uno degli autori contemporanei più attenti alle problematiche del mondo del lavoro e dell’impegno politico e sociale con i film “Riff Raff”, “Piovono pietre”, “Il pane e le rose”, “Terra e Libertà”, “La canzone di Carla”, e tanti altri capolavori, accolto da una platea di 500 persone. E Ken Loach sceglie Affaritaliani per un’intervista a tutto campo: dal cinema, alla cultura, alla politica.

Dopo aver allertato i suoi nemici affermando che i registi non vanno mai in pensione, Loach confessa: “ Amo Roma ma non potrei mai girare un film qui perché non conosco la vostra lingua e rischierei di fare un film da turista”.Prende la parola un giovane tassista dal pubblico che dice al regista quanto sia ingiusto il fatto che in Italia lui e i suoi film non siamo molto conosciuti.

Ken Loach risponde, scherzando: “Per fortuna in Inghilterra non è così quindi se vuoi venire a fare il tassista da noi. In realtà a me non importa di essere conosciuto o meno, il vero problema è che la società non possiede i cinema e quindi i nostri film tendono a non essere proiettati nelle sale cinematografiche. Anche nei teatri o nelle gallerie non si possono avere spettacoli o mostre solo di un genere o di una nazionalità e questo è ciò che succede nei cinema quindi dovrebbero poter esistere cinema pubblici nei quali  poter  proiettare film da tutto il mondo e non solo i soliti film americani tutti uguali. Bisognerebbe trattare il cinema nello stesso modo in cui viene gestito il teatro. La programmazione dei cinema dovrebbe essere curato da chi ha a cuore la varietà del cinema e non da chi pensa solo ai soldi”.

Come mai ha scelto di raccontare la vita del calciatore Eric Cantona nel suo ultimo film “Il mio amico Eric”?“Nel mio paese i tempi sono molto duri e anche nel vostro, credo che è molto difficile trovare cose di cui ridere. Il calcio è sicuramente una di quelle anche se le risata è sempre anche un po’ amara”.

Come ha affrontato le diverse fasi politiche del suo paese attraverso il suo cinema?“Il 1979 è stato l’anno critico dopo il quale si è diffusa sempre di più la nuova ideologia che vuole privatizzare ogni cosa  e far scomparire  la parte pubblica. Tutti i governi inglesi hanno seguito questa linea ed è stato un disastro per i servizi pubblici e i diritti dei lavoratori. Ora tutto ciò che è privato sta collassando e siamo rimasti con le rovine di quel sistema ma la parte peggiore è che le persone che si opponevano a questa nuova ideologia hanno abbandonato il campo di battaglia prima che ancora di iniziare a combattere.

Di cosa parlerà nel prossimo film?“Il mio prossimo lavoro è sulla privatizzazione della guerra, uno sviluppo privato di cui non si parla. Anche se ci viene detto che la guerra è finita in realtà ci sono compagnie private di mercenari che sono rimaste e fanno ciò che prima facevano gli eserciti e oltre a privatizzare la guerra la nascondono. Infatti, se muore un soldato c’è lutto nazionale invece se muore un mercenario non importa a nessuno. Ora ci sono 50 mila mercenari inglesi. Questo documentario sarà distribuito in Italia  dalla Bim Distribuzione che da molti anni distribuisce i miei film con ottimi risultati. Sono molto ansioso per l’uscita di questo film. E’ sta una vera sfida poter trovare un modo originale per parlare dell’Iraq”.

Che ne pensa degli artisti di sinistra che scrivono per la Mondadori o per i registi che fanno i film con la Medusa?“Il problema dei grandi artisti è sempre stato quello di trasmettere il loro pensiero. È un privilegio poter esprimere la propria idea ma è anche una grande responsabilità . Tante volte l’importante è anche solo poter trasmettere il nostro messaggio. Anche se per me sarebbe certamente un problema essere sponsorizzato da chi lo pensa in modo opposto al mio”.

Come vede il futuro della sinistra?“Ormai non ci sono più certezze nella società. Le persone dovranno diventare comuniste se vorranno delle certezze dalla società e una risposta ai loro bisogni primari. La risposta semplice della destra è sempre stata quella di dare la colpa a qualcuno, gli extracomunitari, i rom oppure le banche.  La destra è seguita anche dal proletariato perché offre facili bersagli con cui prendersela. Per risollevarsi la sinistra deve lavorare di più e più forte di prima”.

Due parole su Berlusconi?“Credo che Berlusconi sia come un morbo contagioso che si attacca anche alle altre nazioni, infatti, la destra ha la stessa agenda politica in tutti i paesi. Non hanno regole, tutto è privatizzato ed il potere del sindacato è annullato. Anche il problema della sinistra è lo stesso in tutta Europa. La lotta sta diventando ancora più tragica perché stanno anche distruggendo il pianeta quindi le cose andranno sempre peggio ed un cambiamento è ancora più urgente. L’unico modo per vincere a livello nazionale è iniziare a livello locale difendendo ogni comunità e ogni lavoro. Loro possono anche continuare ad attaccare ma l importante è che noi ci difendiamo.  Lo stato dovrebbe essere il riflesso dei desideri e dei bisogni di ognuno di noi. Dobbiamo lottare contro gli estremismi. Secondo me la scelta democratica è la più naturale perché lo stato dovremmo essere noi stessi”.

Come le è sembrato l’ultimo Festival del Cinema di Venezia? E cosa ne pensa del cinema italiano?“Non ero a Venezia. Ho sentito solo i commenti e mi hanno fanno ridere perché sembravano tutti pazzi. Ci sono moltissimi  stupendi film italiani soprattutto del passato ma non se ne vedono abbastanza. Bisognerebbe vederne di più. Di quelli recenti ricordo solo “Gomorra”, tratto dal coraggioso libro di Saviano, invece, è indelebile nella mia memoria il cinema italiano del passato”.

E Hollywood?“Che trasforma tutti i film in favole, anche le storie più serie e drammatiche. Michael Moore è l’antitesi di Hollywood”.

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Due single al super: Ozpetek premia i “corti”

http://www.affaritaliani.it/roma/due_single_al_super_ozpetek_premia169910.html

Due single al super: Ozpetek premia i “corti”

Giovedí 16.09.2010 11:03

di Valeria Luzi

Se si unisce la lotteria istantanea più grande al mondo cioè il Gratta e Vinci con una delle più importanti manifestazioni italiane dedicata alla scrittura per il cinema, cioè il Premio Solinas, si ottiene la prima edizione di “Talenti in Corto”, concorso cinematografico con percorso di selezione, sviluppo, realizzazione e diffusione di cortometraggi, nato per sostenere la creatività, la passione e i sogni di sceneggiatori e registi emergenti. Nella suggestiva delle Officine Farneto, si è celebrato il successo dei quattro cortometraggi realizzati da giovani artisti e poi prodotti dal Premio Solinas con il sostegno di Gratta e Vinci e distribuiti in circa 80 sale cinematografiche su tutto il territorio nazionale grazie alla collaborazione con le associazioni degli esercenti ANEC e ANEM. Anche se, giustamente, il famoso creatore di effetti speciali Sergio Stivaletti, che ha prodotto uno dei corti in gara, fa notare che se, invece della pubblicità, si proiettassero cortometraggi nelle sale cinematografiche prima della normale proiezione dei film, sarebbe molto più facile far emergere nuovi talenti in questo campo. Numerosi gli ospiti del mondo del cinema invitati alla serata che sono stati accolti dal Direttore del Consorzio Lotterie Nazionali, Marzia Mastrogiacomo, dal direttore artistico del Premio Solinas Annamaria Granatello e da Francesca Solinas, presidente Premio omonimo. Tra questi il regista Ferzan Ozpetek, che ancora non rilascia nessuna anticipazione sul suo prossimo film ma in compenso si siede al tavolo con l’attore Alessandro Preziosi, nelle sale dal 26 ottobre con il nuovo attesissimo film di Fausto Brizzi “Maschi contro Femmine”.

Allo stesso tavolo anche Massimo Dapporto – forse protagonista della prossima opera di Ozpetek? – la conduttrice Serena Dandini, che appare in ottima forma, e lo scrittore, sceneggiatore, DJ e tra poco anche regista Ivan Cotroneo, sul set a marzo per realizzare il suo primo film con la Indigo Film tratto dal suo terzo romanzo “La criptonite nella borsa”. Sfilano tra il fuoco incrociato dei fotografi anche Anna Ammirati, Michela Andreozzi, Elisabetta Cavallotti, Roberto Ciufoli, Orsetta De Rossi, Lorenzo Lavia, Barbara Livi e Giorgio Lupano – in autunno su Raiuno con la serie “Paura d’amare” – Eliana Miglio, Stefania Montorsi, presto nelle sale dopo il successo de “La nostra vita” con un film di cui non può rivelare in titolo; Valentina Corregni, Chiara Caselli, Barbara Tabita, Pietro Sermonti, Paola Minaccioni, Sara Martini, Elisabetta Rocchetti, Lunetta Savino, direttamente da MissItalia la regista Cinzia Th Torrini, Shirin Valentin, Claudia Zanella, Valerio Mieli, Roberta Beta e dulcis in fundo compare a notte inoltrata la stupenda Martina Stella in jeans, body di pizzo e giubbino di pelle. Alla fine dei 4 cortometraggi in gara “Adina e Dumitra” di Dario Leone, scritto con Chiara Nicola, “Al Servizio del Cliente” di Beppe Tufarulo, scritto da Fabrizio Bozzetti, “Halloween Party” di Andrea Bacci e “Il Muro nel deserto” di Vincenzo Lauria, proiettati a inizio serata è stato premiato dalla giuria di esperti unitamente a quella popolare che ha votato dal web, il geniale corto di pochi minuti “Al Servizio del cliente” realizzato in un enorme supermercato di Milano vuoto di notte, dove tutto il personale “congiura” per far fidanzare due abituali clienti single. Nel corto vincitore compaiono l’attore Giampiero Judica, tra poco protagonista della fiction “Il commissario Nardone” ed il conduttore MTV e attore Francesco Mandelli, nei panni del salumiere. Indimenticabili le “Recinzioni” in romanesco dei corti del leggendario critico mascherato della rivista “Roma C’è”, Jhonny Palumba.

Insomma, il mondo chiuso del cinema, tanto ambito ma così difficile da penetrare si comincia ad aprire ai giovani talenti, anche se un ospite abituale di queste feste piene di attori e registi dichiara che, alla fine, sono sempre le stesse persone. rganizzazione di Talenti in Corto a cura di Where2goproduction di Ursula Seelenbacher e Giuseppe Bambagini.

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CERCASI MOGLIE RUSSA DISPERATAMENTE. MA NON TROPPO

http://www.affaritaliani.it/roma/cercasi_moglie_russa_disperatamente_150910.html

In realtà, il titolo completo dell’opera di esordio di Gianni Bandiera, quarantenne di Parma, è “Come sposare una donna russa… e vivere per sempre felici e contenti” (AlibertiCastelvecchi Editore).

Anche se durante la presentazione sui tavoli del Boom di Trastevere l’autore di questa guida semiseria per uomini single ha premesso che, nonostante i suoi consigli e i numerosi viaggi nell’ex Unione Sovietica, lui ancora non ha trovato la sua anima gemella.

Infatti, al di là del titolo ad effetto, lo scopo del libro è rispondere alle domande: “Come mai molti uomini italiani decidono di frequentare donne russe? E queste ultime sono davvero tutte materialiste alla ricerca spasmodica di un passaporto europeo? Che differenze ci sono tra le donne italiane e quelle russe?”
L’autore Gianni Bandiera racconta di aver buttato giù la prima bozza dell’opera un paio d’anni fa in un pulmino da 9 posti senza aria condizionata tornando a Parma dall’Ucraina con degli amici russi. Tutto è cominciato con la caduta del muro di Berlino: oltre alle macchine Trabant della Germania dell’Est, ai gadget sovietici, alle tonnellate di ottimo caviale belga, hanno varcato i nostri confini anche milioni di donne postcomuniste. Libere, spregiudicate, evolute, capaci di proporsi in maniera assolutamente diretta e laica come compagne, fidanzate e… mogli.
L’immaginario maschile occidentale ne viene a dir poco folgorato. Inizia così una rivoluzione cultural-affettiva senza precedenti che ridisegna la fisionomia della coppia tradizionale. In una realtà globalizzata, nell’epoca dei social network e di voli low cost, persino l’amore scopre una dimensione transnazionale. Le cronache ogni tanto puntano i riflettori su paesi della provincia messi in subbuglio dalle intraprendenti fanciulle.

Le italiane dipingono un quadro catastrofico: denunciano una moltitudine di matrimoni infranti e patrimoni sperperati. Eppure, secondo l’autore, chi ha deciso di vivere con una donna dell’ex Unione Sovietica ne magnifica il lato romantico ed il sex appeal, qualità che in una società governata dal femminismo – vero o presunto – sembrano essere dimenticate.

A tratti ironico e di sicuro utile, se non altro a scopo turistico, “Come sposare una donna russa” vuole dimostrare che come gli italiani non sono tutti mafiosi così anche le donne russe non sono tutte poco di buono. Anzi, invita le donne italiane a mettersi in discussione e ad imparare dalle loro colleghe russe.

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