Che differenza c’e’ tra il normale essere umano ed il genio? Ma soprattutto perche’ anche i cosiddetti geni, alle volte, sbagliano il tiro creando qualcosa di scontato e banale?
Sono queste le due domande che mi ronzano in mente da stamattina quando ho letto l’articolo: “Il mercato letterario? Non e’ il diavolo. – Una riflessione sul perche’ l’elite intellettuale continua a disprezzare i bestseller. E’ sempre valida l’equazione successo = scarsa qualita’” della scrittrice Federica Manzon sull’inserto della Domenica del Sole 24 Ore.
Per fortuna, la formula matematica per ricavare la genialita’ o il programma del computer per generare capolavori ancora non sono stati inventati, nonostante i miliardi investiti ogni giorno in tale ricerca.
Il concetto stesso di genialita’ e’ sfuggevole perche’ quando si cerca di riproporre un’opera che ha avuto un indiscusso successo, magari, per ragioni ignote, quell’artista, quella performance o quell’opera, non riscuotono piu’ la minima considerazione.
So gia’ di essermi imbarcata nell’arduo compito di definire un quid, per definizione, indefinibile – anche se come diceva uno dei piu’ grandi geni del secolo scorso, Albert Einstein: “La differenza fra la genialita’ e la stupidita’ e’ che la genialita’ ha i suoi limiti” – ma io vado a nozze con le sfide impossibili e voglio provare lo stesso.
Andiamo per gradi.
Normalmente si definisce geniale, qualcuno che “produce” opere geniali. Quasi sempre un’opera geniale e’ anche innovativa. Quindi un genio non e’ nient’altro che una persona normale che ha il coraggio di provare incroci e accoppiamenti mai provati prima. Il genio e’ un avventuriero della creativita’, e’ il kamikaze dell’intelligenza.
Di solito si crede che la maggior parte dei geni siano artisti, in realta’, ci sono innumerevoli geni in tutti gli ambiti lavorativi. E’ solo che cogliere una genialita’ giuridica, piuttosto che ingegneristica o chimica risulta estremamente piu’ complesso.
Allo stesso modo in cui capita di vedere persone totalmente ordinarie avere un guizzo di genio, cosi’ spesso geni acclamati se ne escono con banalita’ mastodontiche.
Quest’ultima constatazione mi porta necessariamente a pensare che la genialita’ consista in un modo nuovo di approcciare alla realta’. Infatti, spesso si dice che i geni sovvertano le regole, proprio perche’ non hanno paura di accostare per la prima volta delle idee, dei colori, delle immagini e vedere cosa ne esce fuori.
Come il chimico deve correre il rischio di far scoppiare tutto il laboratorio mentre cerca nuove formule, cosi’ il genio deve avere il coraggio di osare laddove nessuno lo ha fatto prima e non e’ facile.
Paradossalmente la parte dell’infrangere le regole e’ la piu’ divertente perche’ ormai i giochi sono stati fatti; e’ la lotta interiore, che precede l’uscita dagli schemi, quella che intimorisce e blocca le persone cosiddette normali.
Credo che il genio sia un grande lottatore. Lotta contro le convinzioni comuni, i cliches contro la chiusura delle menti altrui dovuta alla paura, ma soprattutto lotta contro il naturale istinto a compiacere il prossimo.
Alla fine della lotta il genio non e’ piu’ condizionato ne’ dagli altri e ne’ dal risultato ed e’ deciso a tentare nuove strade anche a costo della vita. Il genio opera in solitudine ed il suo ego e’ cosi’ condizionato dalla strenua lotta interiore, che nemmeno il piu’ grande applauso, riesce a riportarlo con i piedi per terra.
Il genio non si rende nemmeno conto della genialita’ delle proprie azioni. Vive e basta. Mentre quando si siede a tavolino a concertare un che di geniale, finisce di sicuro per ottenere il contrario.
Non so se il coraggio del genio e’ vera audacia o solo pazzia, come spesso si e’ detto, so solo che in entrambi i casi bisogna buttarsi e provare. Bisogna mettersi in gioco, e per quanto mi riguarda, gia’ questo e’ di per se’ un atto geniale, fuori dagli schemi e aldila’ delle regole.
E una volta che si e’ in ballo, bisogna ballare perche’ tanto, alla fine, non si ha nulla da perdere.
