Quelli che, anche se muoiono, rimangono immortali… Ciao Marco!

Alcuni se la vanno a cercare, altri sono costretti ad affrontarla ogni giorno e per certe persone arriva all’improvviso. Sempre lei… la morte beffarda che se ne fotte di chi sei, di quanto guadagni e di cosa hai studiato. Quando ti tocca, ti tocca e non c’è appello.
E’ un concetto assurdo da accettare, specialmente per chi è giovane, ma proprio nel momento in cui si è coscienti e consapevoli della propria caducità, è quello l’attimo in cui si diventa veramente immortali.
Quando vivi ogni secondo come fosse l’ultimo, quando dai significato al poco e al molto e quando capisci che l’unica cosa che conta è cercare di essere felici, almeno, in questo mondo a cui non abbiamo chiesto di nascere.
Sono affascinata dalle corse motociclistiche, ma non sono mai riuscita a guardarle tranquilla perchè essendo abbastanza ansiosa avevo sempre paura che quei ragazzi potessero cadere e farsi male.
I miei amici mi prendevano in giro dicendomi che tanto, i professionisti hanno talmente tante protezioni che anche se cadono si fanno poco e niente. Tre anni fa, ho deciso che era giunto per me il momento di provare l’ebbrezza della moto e accettai l’invito del mio ex ragazzo a fare un giro in costiera amalfitana.
Lui aveva una Yamaha qualcosa – non mi chiedete le specifiche tecniche per favore – un proiettile nero, sul quale era difficile anche reggersi in equilibrio.
Quando partimmo lo minacciai di andare piano, altrimenti mi sarei vendicata dopo in albergo.
Lui, intimorito, mi prese in parola, ma appena arrivato in autostrada non ce la fece più a tenersi ed accellerò in pochi secondi fino a raggiungere i 300 all’ora.
Quando sentii la testa che si staccava dal collo, pensai che avrei fatto la fine di Maria Antonietta grazie alla moto-ghigliottina e a quel celebroleso – con tutto il rispetto per i celebrolesi – che non mi aveva avvisato di sistemarmi bene dietro di lui e di non spostarmi per nulla al mondo.
Nonostante il terrore e le difficoltà di equilibrio, quella sera scesi dalla moto completamente innamorata… non del mio ex, ma di quel mezzo veloce e ruggente simbolo della libertà allo stato puro.
Non ho voluto vedere l’incidente di Marco.
Siamo abituati da film e tv a vedere in continuazione gente morire, ma quello è per finta. La morte, quella vera, mi fa ancora troppa paura.
So che potrebbe cogliermi in qualsiasi istante, e se anche fosse domani, me ne andrei felice perchè credo di non aver sprecato nemmeno un attimo del tempo che la sorte mi ha dato.
Penso che noi che rimaniamo, non si sa ancora per quanto, dobbiamo vivere anche per chi non c’è più.
Grazie capellone del tuo sorriso e del tuo esempio. Continua a vivere dentro di noi. Ciao

 

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Quattro anni fa, oggi, andavo a vivere a New York… solo io potevo trasferirmi di 17, ma mi ha portato fortuna!

In realtà, avevo considerato il fatto che negli Stati Uniti il 17 porta bene e quindi dovendo scegliere un giorno in mezzo alla settimana per risparmiare sul volo, quale giorno migliore di mercoledì?!?!

Sempre per risparmiare feci scalo a Francoforte e ricordo che quando arrivai nella grande mela, la temperatura era molto più mite rispetto a Roma.

Non riesco mai a dormire in aereo, nemmeno se mi impasticco e nemmeno se ci devo stare 8 ore, ma in quell’occasione a maggior ragione. Stavo dando una svolta radicale e folle alla mia vita. Come potevo sonnecchiare con tutta quell’adrenalina nelle vene?!?!?!

Quando avvistai terra dall’alto, mi misi addirittura a piangere dalla gioia per il mio sogno che si stava realizzando.

Quelle erano anche lacrime di paura, ovviamente, ma per fortuna ho trascorso l’anno più indimenticabile della mia vita a New York.

Oggi ripenso a tutti i miliardi di cose che sono successe in questi quattro anni. A tutti i progetti e i sogni che sono riuscita a realizzare, a tutte le idee che ho avuto, a tutte le migliaia di persone che ho conosciuto, a tutte le cose serie che ho detto ma soprattutto alle cavolate che ho partorito.

Il tempo è davvero volato ed è un ottimo segno, perchè il tempo passa veloce quando si è felici.

Non sono più tornata nella mia Manhattan, ma un pezzo del mio cuore è sempre là, ai piedi della statua della libertà.

Ripenso alla mia esperienza americana ogni giorno e quando ho un problema penso che, dopo tutto quello che ho superato dall’altra parte del mondo, quasi nulla mi preoccupa più.

 

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La vita è fatta di priorità… ma ce ne sono troppe e mica sono Wonder Woman ;)

Un vecchio slogan del Magnum Algida così recitava, alludendo al gelato come ad una delle priorità della vita. Ma magari fosse così semplice… a me ogni giorno sbuca fuori una priorità diversa!

Forse sono io che me le vado a cercare perchè non sono fatta per la vita tranquilla, ma certe volte mi chiedo se magari sarebbe meglio concentrarsi su una cosa per volta. Comunque anche se volessi non ce lo potrei fare. Anzi, le poche volte che ho provato a svolgere una sola attività mi sono ritrovata annoiata a morte.

C’è il lavoro che è la cosa più importante, altrimenti non si vive… ma la gente ne ha uno al massimo due di lavori, io ne ho tre/quattro, quando va bene.

C’è l’amore, ovviamente, che dovrebbe essere la prima cosa in realtà, ma purtroppo non si riesce mai a stare quanto si vorrebbe con la persona amata.

C’è la famiglia che se non ci fosse, mancherebbe la terra sotto i piedi.

Ci sono gli amici che sono fondamentali per vivere meglio in questo mondo.

C’è lo sport altrimenti i glutei si rammolliscono.

E dulcis in fundo c’è anche il divertimento, deo gratias!

Insomma, è un un gran casino perchè tutto è importante e rinunciando a qualcosa si sta male.

Per esempio, se sacrifico l’amore o la famiglia per il lavoro, mi sento in colpa.

Se, invece, di andare in palestra vado a fare l’aperitivo con le amiche, mi sento grassa.

Quindi, cerco sempre di fare tutto, ma è una gran faticaccia ed arrivo a sera che sono distrutta, come adesso.

Ma se non scrivevo questa nota, mi sarei sentita una merda perchè mi sono riproposta di scrivere il più spesso possibile le mie pippe mentali.

O, forse, cerco di fare tutto proprio perchè vorrei assomigliare sempre più alla famosa donna bionica che riusciva a fare tremila cose al giorno ed arrivare a sera ancora con il trucco perfetto, la messa in piega immacolata ed il sorriso sulle labbra. Beata lei!

 

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Già sono affamata e pazza… ma grazie lo stesso del consiglio Steve

In occasione della morte del grande Steve Jobs, mi sono andata a rivedere il suo famoso discorso ai neolaureati di Stanford, e mi è venuta la pelle d’oca. Per chi non lo avesse ancora visto, ne consiglio la visione minimo una volta al giorno.

Questo discorso ha le stesse caratteristiche della vita… è duro ma stupendo!

Parla di amore, di morte, di lotta e di sogni. Insegna a non arrendersi di fronte alle difficoltà e a non accontentarsi mai.

Il suo consiglio finale è emblematico del modo di pensare di un uomo che ha rivoluzionato il mondo della tecnologia.

Per pensare e vivere come un genio bisogna essere affamati e pazzi.

Affamati di conoscenza, alla ricerca perenne di nuove sfide, mai paghi di ricercare la perfezione.

Pazzi nell’immaginare ciò che ancora non esiste, ma che si potrebbe sempre creare.

Affamati nel conoscere persone, luoghi e fare esperienze nuove.

Pazzi nell’aprire il proprio cuore all’amore.

Innanzitutto amore per la vita stessa, nonostante tutti i suoi problemi.

Amore per il prossimo, nonostante i suoi difetti.

Amore per il sogno, anche se tutti ci dicono che è impossibile.

Passione per ciò che si fa ogni giorno, perchè quel giorno, come per Steve oggi, potrebbe essere l’ultimo.

Ed io lo ringrazio per avercelo ricordato!

 

TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO

 

 

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.

 

La prima storia parla di “unire i puntini”.

 

Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?

 

Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.

 

Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.

 

Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:

 

il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.

 

Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.

 

Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.

 

La mia seconda storia parla di amore e di perdita.

 

Fui molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.

 

Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.

 

Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

 

Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.

 

Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

 

La mia terza storia parla della morte.

 

Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

 

Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.

 

Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.

 

Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.

 

Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:

 

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

 

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.

 

Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.

 

Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

 

Siate affamati. Siate folli.

 

 

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Noi che abbiamo già vinto al superenalotto quando siamo nati… ma continuiamo a giocare!

Ieri per la seconda sera di seguito non ho scritto nulla e stanotte mi sono macerata in orrendi sensi di colpa. Quindi stamattina, prima di scappare al lavoro, vi lascio il mio pensiero della giornata.

L’altra sera sentivo a Matrix che con la crisi economica sono aumentate le giocate al lotto e l’acquisto dei gratta e vinci. In effetti, ha senso perchè chi ha visto diminuiti i suoi introiti nell’arco del 2010, almeno cerca di recuperare qualcosa dalla dea bendata. Anche perchè, come recita il famoso slogan, “Se non giochi, non vinci” quindi anche io ogni mattina mi reco nella tabaccheria di fronte casa e sfido la sorte comprando un gratta e vinci da 1 euro e un superenalotto da 2 euro.

Non conosco le probabiltà di vincita del gratta e vinci ma le possibilità di fare 6 al superenalotto sono una su 5,6 miliardi. Pochine, no?! Ma vale comunque la pena giocare… metti che mi dice bene! Eppoi a me basta anche un 4 o un 5 o un 5+1…insomma, non chiedo tanto!

Considerando che nel mondo siamo circa 6 miliardi – cinese più cinese meno – quando si nasce è come se si giocasse al superenalotto. E chi, come me, è nato in un paese civilizzato, in una delle città più belle del mondo, da una stupenda famiglia, in salute, con delle belle caratteristiche fisiche e mentali… cosa minchia può volere di più dalla vita!

Noi abbiamo già fatto bingo. Ma, è sempre così, chi già ha tanto, vuole sempre di più. Quando controllo se sono usciti i miei numeri, vengo percorsa da una scarica di adrenalina. Voglio stravincere.

Lo so che chi si contenta, gode… infatti io godo già, ma voglio godere sempre di più. E dato che piove sempre sul bagnato, magari mi dice bene pure un’altra volta!

E non mi gufate che se vinco, offro una vacanza a tutti i miei amici di Facebook :) )))))))))

 

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Finalmente anche questo settembre ce lo siamo tolto dalle palle… tanto per essere delicati!

Non so perchè ma settembre è da sempre un mese di merda. Se deve succedere una tragedia, stai pur sicuro che succede a settembre – vedi 11 settembre!

Sarà perchè finiscono le vacanze e bisogna tornare a lavorare, ma fin dall’infanzia ho sempre avuto lo spauracchio di settembre, che è un po’ sfigato pure perchè legato all’inizio della scuola. In effetti, quando decisero di istituire l’anno scolastico, bisognava scegliere un mese per iniziare le lezioni. Non so di preciso, chi abbia dovuto prendere questa decisione nefasta, ma purtroppo, da qualche parte bisognava pur cominciare e quindi secondo me il tipo che ha scelto settembre avrà pensato: “Vabbè, dai, tanto il mese di settembre già fa cagare di per sè, mettiamoci pure l’inizio della scuola e non ci pensiamo più”.

Fatto sta che ogni volta che inizia questo mese fatidico io tremo e faccio il conto alla rovescia con i giorni che mancano.

E’ vero che si va verso l’inverno, stagione che odio per il freddo, ma comunque ottobre è sempre meglio di settembre.

Anzi normalmente ottobre passa veloce come una schioppettata, eppoi arriva novembre con le prime vere giornate di freddo e con i conseguenti primi seri propositi di espatriare. Esistono poi delle ricorrenze dai nomi surreali tipo il ponte dei morti, in cui di solito fa un freddo boia, che se non sei ancora morto, poi ti festeggiano il 2 novembre direttamente.

Già da metà novembre, anche se manca più di un mese, si entra nel clima natalizio. Ti credo, la gente non vede l’ora di avere un po’ di vacanze. Solo che Natale significa regali, spese, traffico e smadonnamenti vari, quindi a Capodanno sono tutti talmente contenti di aver sfangato le sante festività, che si gozzoviglia come matti aspettando l’anno nuovo.

Anche gennaio è un po’ sfigato come mese e infatti, coincide sempre con il ritorno a scuola dopo le vacanze natalizie. Dura pure 31 giorni…praticamente interminabile e pure congelato, come se non bastasse. Ma per fortuna arriva Febbraio che è corto corto e c’è anche San Valentino, che se uno è single, è un po’ una tragedia, ma se si è innamorati, è l’occasione per fare un altro regalo, spendere altri soldi e gozzovigliare, in modo molto romantico però.

Finalmente marzo, mese in cui di solito fa leggermente meno freddo e quindi si può ricominciare a respirare piano piano. La primavera è alle porte!

Ad Aprile c’è Pasqua quindi ancora regali nell’uovo e gozzovigliamenti, nelle migliori ipotesi vacanze… in ancora più rosee previsioni, vacanze pasquali attaccate al ponte del 25 Aprile, attaccato al ponte del primo maggio! Standing ovation!!!

Maggio è maggio. E’ uno dei mesi più belli dell’anno. Le piante sono in fiore, inizia a fare caldo, la scuola sta per finire e si riescono quasi ad intravedere altre vacanze, quelle più lunghe dell’anno poi. Addirittura le vacanze estive.

Giugno è il mese delle decisioni irrevocabili perchè bisogna decidere dove, quando e con chi si va in vacanza.

Luglio passa in volata e già dal 20 in poi, anche se si lavora ancora, con i week end al mare si assapora già il clima vacanziero.

Eppoi Agosto, AGOSTO!!! Che gran mese che è agosto. Altro che Natale e Pasqua. Agosto è il mese più sacrosanto dell’anno perchè in vacanza si gozzoviglia tutti i giorni e tutte le notti!

Insomma, è pure normale che arrivando dopo il mese più bello dell’anno, settembre soffra un po’ di complessi di inferiorità.

Come due fratelli gemelli, uno bello come il sole e l’altro brutto come il debito. Vabbè speriamo che almeno sia simpatico!

Ma si dai, facciamoci una bella risata, tanto per fortuna settembre è finito e mancano solo 30 giorni al famoso ponte dei morti, che poi non si festeggiano i morti ma i santi il primo novembre che capita… udite udite, di martedì! Quindi il lunedì si fa rigorosamente ponte!

Qualcuno si chiederà: ” Ma allora tu vivi per andare in vacanza?” ed io gli risponderei: “Perchè tu per cosa vivi invece?”.

 

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Se non riesci ad attaccarti al palo… TI ATTACCHI AL TRAM!!! – Memorie di una ex Pole Dancer

Oggi ho fatto la lezione prova di Pole Dance Fitness, meglio nota come la danza del palo, da poco addirittura elevata a disciplina olimpica. Appena ho scoperto, qualche settimana fa, che una delle migliori scuole di Pole Dance si trova proprio dietro casa mia, mi sono detta che allora era proprio destino. Dovevo diventare una campionessa mondiale con tanto di medaglia d’oro al collo. Già mi vedevo a volteggiare felina, anzi scimmiesca, attaccata al palo. Mi immaginavo supersexy a stregare gli uomini con un solo schiocco di dita. Oltretutto, in questi tempo di crisi, ho pensato che in mancanza di un lavoro normale avrei potuto benissimo mettere a frutto il mio talento naturale nella danza del palo.

Ma come sono arrivata, già qualcosa di me non andava bene. Ero troppo vestita! In effetti, avrei dovuto pensarci. La danza delle spogliarelliste non si dovrebbe praticare con troppi indumenti indosso.

La sexy insegnante mi ha subito intimato di tirarmi su i pantaloni o di toglierli, altrimenti non sarei riuscita ad aggrapparmi all famoso palo! E’ vero, come avevo fatto a non pensarci?! La pelle deve attaccarsi al metallo mentre i vestiti scivolano… ma che male cane fa?

In effetti a quella parte ancora non c’eravamo arrivate. Ma mancava poco. Dopo un intenso riscaldamento, le mie cinque compagne ed io abbiamo iniziato a prendere confidenza con l’…arnese.

E là sono iniziati i dolori. Perchè è davvero difficile. Ovviamente era la prima volta quindi me lo immaginavo, ma comunque non credevo di essere così pippa. Le altre ragazze ventenni, molto meno vestite di me, faticavano anche loro ma qualcuna era già alla terza lezione ed altre provenivano dal mondo della danza quindi era leggermente più facile.

Capirai, io mi cagavo sotto pure a fare la ruota e la verticale a ginnastica artistica a scuola da piccola. Ma mi sono detta che no, che sono cresciuta e che mi devo buttare, non devo avere le paure stupide di una bambina, se ce la fanno tante ce la posso fare io, che è solo una questione di pratica… e boom.

Mi sono talmente buttata che … sono proprio cascata! Per fortuna ho attutito con l’airbag posteriore, ma comunque, non è stato piacevole.

I mie sogni di gloria si sono infranti miseramente sul pavimento di quel circolo del partito socialista. Eh si, perchè la scuola si appoggia presso il circolo. Meno male che non c’erano i vecchietti che giocavano a briscola, altrimenti non avrei proprio retto le loro risate!

Domani spero di non avere troppi lividi sulle gambe ma, ora come ora, i polsi già mi fanno male.

Alla fine sono comunque felice di averci provato. Tanto tentar non nuoce… o non dovrebbe!

 

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Noi che senza internet… andiamo in crisi d’astinenza!

Se il computer si impalla? Instinto omicida verso lo schermo.

E se la connessione non funziona? Attacco di panico puro.

Come ogni sera anche oggi, mi sono seduta di fronte al mio portatile per scrivere una mia riflessione giocosa sulla dipendenza generalizzata dalla tecnologia ed in particolare sulla mia crisi d’astinenza di sabato.

La mia fiducia in internet è talmente smisurata che normalmente scrivo di getto direttamente sul mio sito (www.valerialuzi.it per chi non lo avesse ancora visto) e quindi, anche stasera mi sono divertita a descrivere in modo rocambolesco la disavventura che mi è capitata sabato, quando il mio computer non voleva più connettersi ad internet, tanto che volevo gettarlo dal quarto piano di casa mia.

Ma la fiera della sfiga virtuale che mi perseguita non era ancora finita.

Finisco di scrivere il post ed istintivamente clicco sul tasto “Pubblica” come sempre. E là avviene il patatrac.

Non solo il mio post non viene pubblicato, ma di lui si perdono le tracce nelle stanze segrete del web.

Panico, manco a dirlo! Ed improperi in varie lingue, sia verso internet e chi ha inventato i computer ma anche verso la sottoscritta che non si è nemmeno premurata di salvare il proprio lavoro in un luogo più sicuro, tipo il desktop.

Provo e riprovo a cliccare sul tasto con la freccetta verso sinistra per andare indietro ma è andato, perso per sempre.

Poi il fatalismo si impossa di me e mi dico: “Evidentemente doveva andare così. Vedrai che adesso scriverai un post ancora più bello!” Cazzate. Io rivoglio il mio post!.

Tra il disperato e l’angosciato contatto il mio mito Roberto Luzi, conosciuto proprio tramite Facebook e che io chiamo con affetto cuginetto, ma nessuna parentela è stata ancora accertata.

Il malcapitato, essendo informatico, è condannato a calmare i miei attacci di panico quando internet o il computer non funziona o io non riesco a farlo funzionare.

Gli spiego l’accaduto e mi aspetto di sentirmi dire che è colpa mia perchè non ho acquistato qualche programmino aggiuntivo per il sito ed, invece, sapete che mi dice il caro Roberto tramite chat di WhatsApp?

“Non ti preoccupare, c’è tutto il web che va male da ieri a livello nazionale, non dipende dal tuo sito, hai capito?”

Santo cielo! Ma come è possibile?

Ed io come faccio a dormire stanotte sapendo che in Italia tutto il web va male?!?!?

Vabbè, almeno sono riuscita a buttare giù un altro post per stasera, utilizzando il vecchio caro Facebook che essendo americano non è influenzato da questo brutto andamento italiano.

Ora devo solo impasticcarmi per cercare di cadere in un sonno profondo e sognare un mondo perfetto dove il computer non si impalla mai, dove la connessione è sempre attiva e gratuita e dove il web non si ammala mai !!!

 

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Se il venerdì non esistesse… bisognerebbe inventarlo

Ory, l'antico egizio gay che ha inventato la settimana

Mi immagino l’antico egizio che ha inventato la settimana, a torso nudo e con tanto di eyeliner – un tantino gay, a dire il vero! – mentre sbuffa, alzando gli occhi al cielo – ora è proprio gay – e pensa: “Minchia ma qui il tempo non passa mai! Bisognerebbe inventare un modo per suddividere i giorni, un modo che contempli minimo 2 giorni di riposo in cui si fa baldoria con gli amici”.
A quel punto sorride furbetto tra se e sè, fa i conti con le dita, prende una pergamena fresca fresca e scrive dei simpatici geroglifici che significano “SETTIMANA”.
E bravo Ory!!! Se non avessi inventato il week end, come faremmo noi poveri lavoratori del ventunesimo secolo.
Il lunedì è il giorno più brutto della settimana. Si hanno ancora i postumi del fine settimana, mancano ancora ben quattro giorni al venerdì e, dulcis in fundo, bisogna pure svegliarsi all’alba per andare a lavorare.
Come si fa ad essere felici in queste condizioni? Chi lo sarebbe?
Già il martedì è leggermente più accettabile perchè mancano solo 3 giorni al week end e magari la sera si riesce anche a fare un aperitivo veloce – non si può fare tardi perchè il giorno dopo c’è la sveglia presto! Quando becco quello che ha inventato la sveglia, facciamo i conti.
Vabbè, arriviamo a mercoledì, giorno in cui si riesce già ad intravedere la luce in fondo al tunnel cioè il venerdì…mancano solo 2 giorni, evvai!! E magari la sera si esce pure per un cinemino – che a Roma si paga meno – al penultimo spettacolo ovviamente. Noooo, l’ultimo spettacolo, no, dopo si fa troppo tardi e l’indomani si deve sempre andare a lavoro!
Ma il lavoro del giovedì è sempre molto più fluido e sereno. Tanto domani è venerdì.
VENERDIIIII’ standing ovation!!!!!!!
In virtù del quale ci si può anche permettere di fare più tardi il giovedì… tanto domani è venerdì. Musica per le mie orecchie.
Il lavoro del venerdì è fugace e veloce, sembra quasi una rapina.
E all’uscita dall’ufficio ci si sente come per magia rinati, come un bimbo che riesce ad uscire dal ventre materno dopo 5 giorni di doglie e travaglio. ARIA, è venerdì e la mia VITA è MIA.
Il venerdì sera si compiono le più grandi cazzate della terra. La gente è talmente felice di essersi rimpossessata della propria vita che agisce senza pensare – soprattutto senza pensare alla sveglia visto che l’indomani è sabato.
Anche il sabato è uno dei giorni per cui vale la pena vivere, ma ha delle connotazioni più rilassanti e sicuramente meno eccitanti del venerdì, in cui tutto è permesso.
Il sabato di solito si fanno cose che non si fanno gli altri giorni della settimana, tipo sistemare la pila dei vestiti accumulati sul letto oppure andare a fare 2 o 3 carrelli di spesa.
La sera si esce ovviamente, ma sono contemplate anche opzioni più soft rispetto al venerdì. Di sabato si può anche fare qualche cenetta romantica oppure giocare alla Wii con gli amici a casa.
E si tira fino a tardi tardi, fino allo stremo delle forze perchè l’indomani, ahimè, l’indomani è l’ultimo giorno di libertà.
Infatti, la domenica anche se riposante, è sempre pervasa da una certa tristezza al solo pensiero dell’innominato primo giorno della settimana.
Normalmente la giornata si conclude con un aperitivo o un cinemino veloce. Senza fare tardi ovviamente, che bisogna svegliarsi presto!
Siamo in un tempo ed in una società weekendcentrica, dobbiamo ammettere la realtà. Forse a causa dell’edonismo dilagante o del calcismo sfrenato. Non so perchè, ma comunque è bello vivere in funzione del venerdì, aiuta a tenere duro nei momenti in cui si vorrebbe mollare tutto e scappare sulla famosa spiaggia deserta.
Forse è solo un palliativo, un contentino, o forse solo un’illusione. Ma cosa importa?
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta… perchè oggi è già venerdì!!

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Di fronte alle difficoltà… mi faccio una risata!

La bisnonna ha capito tutto!

Oggi una mia cara amica nota nel cremasco ha lanciato un grido nel web attraverso facebook inneggiando alla resistenza di fronte alle difficoltà.
Il mio commento istantaneo è stato: “Macchè resistere…bisogna ridere!” .
In effetti, può sembrare un atteggiamento infantile e menefreghista ma in realtà è puro istinto di sopravvivenza. Se la difficoltà in questione non è qualcosa che io possa risolvere, è da masochisti continuare a preoccuparsi. Per fare un esempio pratico, ammiro le persone che si interessano di politica, no, dico sul serio. Secondo me questa gente ha un gusto dell’orrido molto spiccato. Anche l’economia, a mio parere, è una perversione della natura.
Ci sono alcune difficoltà nella vita di tutti i giorni che sono irrisolvibili per il misero essere umano pensante.
Ad esempio, come risolvere il problema del traffico e del parcheggio, come trovare il lavoro ideale, come vincere al superenalotto o come cambiare la mentalità ristretta di alcune persone.
E’ inutile applicarsi per risolvere questi quesiti.
Quindi perchè dannarsi l’animo? E soprattutto, perchè non godersi quello che si ha, anche se poco?
“Pensa alla salute” direbbero gli antichi saggi napoletani.
Ma io faccio ancora di più. Quando vengo colta dallo scoramento momentaneo dovuto alla lettura dei giornali o dalla ricezione dell’ultima bolletta, per scrollarmi di dosso la faccia funerea, l’unico rimedio utile è … ridere.
E per ridere devo fare, dire o pensare qualcosa di veramente scemo o insensato. Che ne so, se sono per strada immagino la vecchina che zompetta, il vigile che fa la scimmia o se sono a casa magari faccio le boccacce allo specchio o prendo in giro chi mi capita a tiro.
Qualsiasi cosa pur di ritornare spensierata e cercare di alleggerire la vita che già è troppo pesante per conto suo.
Anche la visione di video buffi, di animali o bambini che fanno cose strane mette subito di buon umore.
O anche la lettura delle notizie incredibili by ScuolaZoo è divertimento puro.
Apprendo or ora di una nuova moda su facebook, il plumbking, cioè pubblicare proprie foto o di amici con la testa nel cesso. Questa mi manca!
Oppure la notizia di un tipo che è entrato di nascosto nella casa della ex fidanzata e ha defecato sui suoi vestiti. A parte i due tedeschi che suonano il piano con il pene – già visto,no?! – è interessante il fatto che in Ungheria hanno utilizzato una pubblicità erotica per stimolare le persone a compilare il censimento. Maddai, bella trovata, magari serve anche per convincere gli italiani a pagare le tasse!
Ma vogliamo parlare del tipo che si è coperto di merda per sfuggire alla polizia!?
Ho visto la foto della tipa con le unghie più lunghe del mondo, 3 metri, e la prima cosa che ho pensato è stata: “Ma come fa a farsi il bidet?” Altro che crisi finanziaria, questi sono i problemi della vita.
Come quel poveretto che è andato felice e contento in un centro benessere e alla fine si è ritrovato un’anguilla nella vescica – è entrata dal pene, non dal buco B.
Dopo la bisnonna che si rifa’ le tette – un’enorme quarta – con tanto di foto, mi imbatto nell’elenco dei 10 lavori più pazzi del mondo.
Certo, poteva andarmi peggio nella vita, potevo lavorare come spalatrice di letame, anzi anzi, mi sa che adesso mando il curriculum per lavorare come “modella per scatti a tema strega sexy, fatte in esterni in zona boschiva per sfruttare degli sfondi adatti”… tanto, lo farei solo per ridere, mica per altro!

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